Strategia & Pianificazione · 15 min
Ho testato 4 strategie di PAC su 35 anni di dati reali: esiste davvero un modo migliore di accumulare?
Raddoppio sui cali, value averaging, drawdown dall'ATH: quali strategie battono il PAC classico. L'indagine completa con simulatore interattivo.

La domanda che tutti si fanno (e la risposta breve)
Chiunque faccia un piano di accumulo, prima o poi, si pone la stessa domanda: «Sto versando sempre la stessa cifra ogni mese. Ma se fossi più furbo? Se raddoppiassi quando il mercato crolla, se comprassi di più quando i prezzi sono bassi?»
È una domanda sensata. E invece di rispondere con la teoria, ho deciso di rispondere con i dati. Ho preso due ETF reali — l'iShares Core MSCI World e l'ETF sul Nasdaq 100 — e ho fatto girare diversi modi di alimentare lo stesso piano di accumulo, su quasi due decenni di prezzi veri ciascuno. Quasi 40 anni-strumento di simulazioni.
Le regole del gioco
Per confrontare le strategie in modo onesto serve un metodo fisso. Ho usato questo per tutti i test:
- Versamento base: 200 € al mese.
- Frequenza: un acquisto al mese, al primo prezzo di mercato disponibile.
- Metrica principale: l'IRR (tasso interno di rendimento annualizzato). È fondamentale, perché il valore finale da solo inganna: una strategia che versa più soldi accumula di più senza essere più efficiente. L'IRR normalizza per quanto versi e per quando lo versi, e dice qual è il rendimento vero del metodo.
- Verifica chiave: ogni strategia «intelligente» l'ho testata anche a parità di capitale totale — cioè ridistribuendo gli stessi soldi invece di aggiungerne. È il test che smaschera le finte ottimizzazioni: quelle che «rendono di più» solo perché ti fanno versare di più.
Le strategie a confronto:
- PAC classico — 200 € ogni mese, sempre, qualunque cosa faccia il mercato. È il riferimento contro cui misurare tutte le altre.
- Raddoppio sui cali — 200 € normali, 400 € quando il mese scende di almeno il 10%.
- Value averaging — fisso quanto deve valere il portafoglio, e verso quel che serve per centrare il bersaglio.
- Drawdown dall'ATH — verso di più quanto più il prezzo è lontano dal suo massimo storico.
Per il raddoppio ho poi esplorato a fondo tutte le combinazioni di soglia (dal −5% al −20%) e moltiplicatore (da 1,5× a 3×), per non fermarmi a una sola taratura arbitraria.
Prima prova: il MSCI World (16,8 anni)
Partiamo dallo strumento più rappresentativo per un investitore di lungo periodo: un indice azionario globale diversificato. Serie reale dell'iShares Core MSCI World in euro, da settembre 2009 a maggio 2026, 201 versamenti.
| Strategia | Versato | Valore finale | Multiplo | IRR annuo |
|---|---|---|---|---|
| PAC classico | 40.400 € | 130.303 € | 3,23× | 12,76% |
| Raddoppio sui cali ≥10% | 40.800 € | 131.568 € | 3,22× | 12,77% |
| Value averaging (target +7%/anno) | 25.527 € | 104.673 € | 4,10× | 13,25% |
| Drawdown dall'ATH | 41.900 € | 135.435 € | 3,23× | 12,80% |
iShares Core MSCI World UCITS ETF (acc), serie EUR ripulita, set-2009 / giu-2026 (202 versamenti mensili). Il value averaging usa un value path con crescita del 7% annuo (vedi sezione dedicata).
Due cose emergono subito.
Il raddoppio sui cali è quasi invisibile. Migliora il rendimento di appena 0,009 punti percentuali all'anno. Il motivo? Un calo mensile del 10% su un indice globale così diversificato è rarissimo: in 16,8 anni è successo solo due volte (settembre 2015 e aprile 2020). Una regola che scatta due volte su 202 occasioni non può spostare il risultato.
Il value averaging «vince» ma sta barando. Ha l'IRR più alto (13,25%), ma guarda il capitale versato: solo 25.527 € contro 40.400 €. Su un mercato quasi sempre crescente, la regola del value averaging smette di comprare appena il portafoglio supera il bersaglio — quindi versa molto meno e su un orizzonte più breve. Non è «più efficiente»: è semplicemente un piano più piccolo. Più avanti, dedico a questa strategia una sezione a parte — perché è la più fraintesa di tutte, e i suoi limiti pratici meritano una spiegazione completa.
Ho provato tutte le combinazioni del raddoppio
Forse «raddoppio sul −10%» è solo la regola sbagliata. Così ho testato l'intera griglia: sei soglie di calo (dal −5% al −20%) per tre moltiplicatori (1,5× / 2× / 3×).
| Soglia | ×1,5 | ×2 | ×3 | Quante volte scatta |
|---|---|---|---|---|
| −5% | +0,03 pp | +0,05 pp | +0,10 pp | 12 volte |
| −7,5% | +0,01 pp | +0,02 pp | +0,04 pp | 4 volte |
| −10% | +0,00 pp | +0,01 pp | +0,02 pp | 2 volte |
| −15% | +0,01 pp | +0,01 pp | +0,02 pp | 1 volta |
| −20% | 0 | 0 | 0 | mai |
pp = punti percentuali di rendimento annuo in più rispetto al PAC classico.
Il caso «migliore» — raddoppiare ×3 a ogni calo del 5% — guadagna un decimo di punto all'anno, e solo perché ti fa versare 4.800 € in più. A parità di capitale, redistribuendo gli stessi 40.400 €, quel vantaggio si dissolve: con le soglie serie (−10%, −15%) il risultato diventa identico o leggermente peggiore del PAC classico. Il piccolo guadagno non veniva dal tempismo: veniva dal versare di più.
Seconda prova: il Nasdaq 100 (22,6 anni)
A questo punto l'obiezione è ovvia: «Certo, su un indice tranquillo non serve. Ma su qualcosa di volatile davvero?» Il Nasdaq 100 è il banco di prova perfetto: concentrato sulla tecnologia, oscilla molto più del mercato globale, e nel periodo analizzato ha attraversato la crisi del 2008, il crollo pandemico del 2020 e l'orso del 2022. Se «comprare i ribassi» funziona, deve funzionare qui.
Uso la serie completa dell'ETF Nasdaq 100 (EQQQ) in euro, da dicembre 2003 a giugno 2026: 271 versamenti, 22,6 anni. È una finestra importante perché include per intero il crollo del 2008 — il più violento degli ultimi decenni, con un drawdown massimo del −44%. Come vedremo, è proprio quel crollo a fare la differenza. (I prezzi precedenti al 2008, quando l'ETF non esisteva ancora, sono ricostruiti dall'indice sottostante; il dato è quindi rappresentativo dell'andamento del Nasdaq 100, non delle quotazioni esatte di un singolo ETF.)
| Strategia | Versato | Valore finale | Multiplo | IRR annuo |
|---|---|---|---|---|
| PAC classico | 54.200 € | 603.624 € | 11,14× | 18,15% |
| Raddoppio sui cali ≥10% | 55.400 € | 626.453 € | 11,31× | 18,21% |
| Value averaging (target +7%/anno) | 20.427 € | 495.109 € | 24,24× | 17,92% |
| Drawdown dall'ATH | 64.500 € | 802.050 € | 12,43× | 18,65% |
ETF Nasdaq 100 (EQQQ), serie EUR ripulita, dic-2003 / giu-2026 (271 versamenti mensili). Value averaging con value path al 7% annuo.
Qui la storia si fa più sottile. Il raddoppio sui cali rende un soffio più del PAC classico (+0,06 pp), al contrario di quanto vedremo essere vero su una finestra senza il 2008. Tieni a mente questo dettaglio: il raddoppio «funziona» qui solo perché la serie contiene un crollo epocale da sfruttare. Il value averaging, che su MSCI World sembrava il migliore, qui versa appena 20.427 € e resta sotto il PAC classico (−0,23 pp) — il Nasdaq è cresciuto così in fretta che la regola ha quasi sempre trovato il portafoglio sopra il bersaglio e ha smesso di comprare proprio mentre il mercato correva. L'IRR è su un capitale ridotto: non è un piano di accumulo vero.
Il raddoppio funziona solo grazie al 2008
Ho testato tutte le combinazioni di soglia e moltiplicatore sulla serie completa. Ecco quanto ogni regola migliora il rendimento rispetto al PAC classico:
| Soglia | ×1,5 | ×2 | ×3 | Quante volte scatta |
|---|---|---|---|---|
| −5% | +0,08 pp | +0,15 pp | +0,27 pp | 27 volte |
| −10% | +0,03 pp | +0,06 pp | +0,11 pp | 6 volte |
| −15% | 0 | 0 | 0 | mai |
| −20% | 0 | 0 | 0 | mai |
pp = punti percentuali di rendimento annuo in più rispetto al PAC classico.
Sembra che qui il raddoppio funzioni, finalmente — e in parte è vero. Ma c'è una ragione precisa, ed è tutta racchiusa in una data: marzo 2009. La serie completa include il crollo del 2008, il più profondo degli ultimi decenni (−44% dal massimo). Le regole che caricano sui ribassi hanno comprato a piene mani sui minimi assoluti del secolo, proprio prima del più grande mercato toro della storia recente. È quello a generare il piccolo vantaggio.
La prova del nove: se si toglie il 2008 e si analizza solo il periodo dal 2008 in poi — un Nasdaq comunque volatilissimo, con il crollo Covid e l'orso 2022 — lo stesso raddoppio sul −10% diventa negativo (circa −0,05 pp). Senza un crac epocale all'inizio, comprare di più sui cali minori significa solo anticipare acquisti che il mercato avrebbe ripagato comunque, rinunciando alla crescita composta nel frattempo.
La regola «compra quando scende» non rende di più in media. Rende di più solo se, nel tuo orizzonte, capita un crollo grande e raro come il 2008. Il resto del tempo è neutra o ti penalizza. E nessuno sa in anticipo se i prossimi vent'anni conterranno il loro 2008.
Il caso a parte: il value averaging e i suoi due parametri nascosti
Il value averaging merita un capitolo tutto suo, perché è la strategia che più di tutte sembra battere il PAC classico — e più di tutte inganna. Non è un'idea improvvisata: la inventò Michael Edleson, economista che introdusse il concetto in un articolo del 1988 e poi nel libro Value Averaging (prima edizione 1991, riveduta nel 1993, ripubblicato da Wiley nel 2011). Edleson non era un dilettante: è stato professore di finanza alla Harvard Business School, ha conseguito un PhD al MIT, ed è poi diventato Chief Economist del Nasdaq e Managing Director di Morgan Stanley.
L'idea è elegante. Invece di decidere quanto versare ogni mese, decidi quanto deve valere il portafoglio. Fissi una curva di valore obiettivo — Edleson la chiama value path, «percorso di valore» — e ogni mese versi esattamente quel che serve per centrarla. Se il mercato è sceso e sei sotto il bersaglio, versi di più; se è salito e sei sopra, versi meno o niente. In teoria ti costringe a comprare meccanicamente di più quando i prezzi sono bassi.
Quella curva di valore obiettivo cresce per due ragioni distinte, ed è importante tenerle separate:
- Una cifra fissa che aggiungi ogni mese (nei nostri test, 200 €). È la parte che decidi tu in base a quanto puoi mettere da parte: cresce in modo lineare e prevedibile, esattamente come la rata di un PAC normale.
- Un tasso di rivalutazione atteso del capitale già investito (lo chiamo g). È la percentuale a cui ti aspetti che cresca quanto hai già accumulato. Più lo alzi, più aggressivo diventa il piano — e più alte le rate che ti chiede nei mesi di calo.
È il secondo parametro, g, quello insidioso: è un rendimento atteso che scegli in anticipo, e cambiarlo cambia tutto. Vediamolo con due valori: g = 0% (la versione più accessibile: il target cresce solo dei 200 € fissi, senza alcuna pretesa di rivalutazione) e g = 7% (un'attesa di rivalutazione moderata).
| Variante | Versato | Valore finale | IRR | Mesi a zero | Rata più alta |
|---|---|---|---|---|---|
| MSCI World | |||||
| PAC classico | 40.400 € | 130.303 € | 12,76% | 0 / 202 | 200 € |
| Value averaging, g = 0% | 15.722 € | 71.608 € | 13,09% | 150 / 202 | 2.559 € |
| Value averaging, g = 7% | 25.527 € | 104.673 € | 13,25% | 147 / 202 | 5.288 € |
| Nasdaq 100 | |||||
| PAC classico | 54.200 € | 603.624 € | 18,15% | 0 / 271 | 200 € |
| Value averaging, g = 0% | 17.029 € | 412.302 € | 17,80% | 228 / 271 | 1.608 € |
| Value averaging, g = 7% | 20.427 € | 495.109 € | 17,92% | 226 / 271 | 1.952 € |
La colonna decisiva, per chi vive di stipendio, è la rata più alta richiesta in un singolo mese.
La colonna che conta davvero, per chi vive di stipendio, è l'ultima: la rata più alta che la strategia ti ha richiesto. Il PAC classico chiede sempre e solo 200 €. Il value averaging, anche nella sua versione più prudente (g = 0%), in un mese di crollo ti ha chiesto fino a 2.559 € sul MSCI World — più di dodici volte la rata base. Tenere g a zero attenua il problema (le rate massime scendono), ma non lo elimina: il value averaging resta una strategia che concentra gli esborsi proprio nei momenti peggiori.
E c'è il rovescio: abbassare g per rendere le rate sostenibili significa anche versare molto meno in totale (15.722 € invece di 25.527 € sul MSCI World) e quindi accumulare un montante più piccolo. Non si scappa dal compromesso — rate più gestibili, piano più piccolo; piano più ambizioso, rate impossibili.
Perché, nella pratica, non è sostenibile
Il problema del value averaging non è matematico, è umano e operativo, e si riassume in tre limiti.
Il primo è proprio quello che la letteratura sul metodo ha sempre riconosciuto: il tasso di rivalutazione del value path deve riuscire a tenere il passo con la crescita di lungo periodo del mercato. Ma quella crescita non la conosci in anticipo. Tenere il tasso a zero rende le rate più gestibili ma versa poco; alzarlo aumenta il montante ma gonfia le rate nei cali — e il valore «giusto» lo sai solo dopo, col senno di poi.
Il secondo è la imprevedibilità dei versamenti. Un PAC classico ti chiede 200 € al mese, sempre: lo puoi automatizzare e dimenticare. Il value averaging ti chiede zero per mesi, poi all'improvviso cifre enormi proprio nei mesi di crollo, quando i prezzi sono bassi e il bersaglio è lontano. È l'esatto contrario di ciò che un reddito mensile regolare può sostenere.
Il terzo è che, quando il mercato sale a lungo, il value averaging tende a tenerti sotto-investito: smettendo di comprare appena superi il bersaglio, lasci fuori dal mercato capitale che avrebbe continuato a crescere. È lo stesso difetto del raddoppio sui cali, da un'altra porta.
La svolta: c'è una regola che funziona davvero
A questo punto la conclusione sembrava chiusa: nessuna ottimizzazione paga. Ma restava una famiglia di regole che non avevo ancora testato. Tutte le strategie viste finora guardano la variazione mese su mese — uno strappo improvviso e finito. E se invece guardassi quanto il prezzo è lontano dal suo massimo storico (l'ATH, all-time high)?
La differenza è sottile ma decisiva. Il segnale «−10% nel mese» cattura solo lo strappo, e si spegne subito. Il drawdown dall'ATH misura quanto sei dentro un mercato orso, e resta acceso per tutta la durata del calo — quindi continui a caricare per i mesi profondi di un 2008 o un 2022, non solo nel singolo mese del crollo.
L'ho costruita così: verso di più man mano che il prezzo si allontana dal massimo storico — 1,5× quando sono a −10% dall'ATH, 2× a −20%, 3× a −30%. Ecco il confronto, su entrambi gli ETF, a parità di capitale totale:
| Strumento | PAC classico (IRR) | Drawdown dall'ATH (IRR) | Vantaggio |
|---|---|---|---|
| MSCI World | 12,76% | 12,83% | +0,07 pp |
| Nasdaq 100 | 18,15% | 18,89% | +0,74 pp |
Confronto a parità di capitale investito: la regola drawdown versa meno quando il mercato è ai massimi e di più nei cali, senza aggiungere capitale nuovo.
È l'unica regola, tra tutte quelle testate, che batte il PAC classico anche a parità di capitale — su entrambi gli strumenti. E il vantaggio è molto più grande sul Nasdaq (+0,74 pp contro +0,07 del MSCI World), non a caso: la serie completa del Nasdaq ha avuto 9 mesi con un drawdown sotto il −30% (il MSCI World nessuno), quindi la regola ha avuto molte più occasioni profonde da sfruttare. Funziona dove c'è dolore vero da comprare.
Non è una coincidenza statistica: è coerente con quello che la ricerca sul tema indica da tempo — la distanza dal massimo storico è il segnale d'ingresso più robusto, molto più del giorno della settimana o dell'entità del singolo calo giornaliero.
Perché probabilmente non ha senso usarla comunque
E qui arriva la parte importante, quella che nessun riassunto automatico ti dirà. Ho trovato la regola che vince. E sto per spiegarti perché, nella tua vita reale, è probabile che ti convenga ignorarla.
Primo: il vantaggio è minuscolo. Parliamo di 0,07–0,21 punti percentuali all'anno. Su un orizzonte ventennale sono qualche migliaio di euro su un montante di centinaia di migliaia — reale, ma non trasformativo. La gerarchia resta: la disciplina conta cento volte più dell'ottimizzazione.
Secondo: le soglie sono scelte col senno di poi. Ho usato −10/−20/−30% perché so come sono andati questi due mercati. Su un altro strumento o un altro periodo, le soglie ottimali sarebbero diverse — e sceglierle in anticipo è esattamente la scommessa che non puoi vincere con certezza.
Terzo, e decisivo: è psicologicamente quasi impossibile da eseguire. La regola del drawdown ti chiede di triplicare i versamenti proprio a marzo 2009 o a ottobre 2022 — quando il tuo portafoglio è a −40%, i giornali parlano di fine del sistema finanziario e ogni istinto ti urla di scappare. In quel momento, la stragrande maggioranza delle persone fa l'opposto: smette di versare, o peggio, vende.
La vera lezione di quasi 40 anni di dati
Mettendo insieme tutte le prove, il quadro è limpido:
- Raddoppio sui cali: irrilevante sul MSCI World (scatta troppo poco), e sul Nasdaq «funziona» solo perché la serie include il crollo del 2008. Tolto quel crac, torna neutro o negativo. È una scommessa mascherata sul timing dei crolli.
- Value averaging: il suo IRR sembra brillante, ma è un'illusione contabile governata dai suoi due parametri — la cifra fissa mensile e il tasso di rivalutazione atteso. Tenere il tasso basso rende le rate sostenibili ma versa poco e accumula meno; alzarlo gonfia le rate proprio nei mesi di crollo, fino a cifre che nessuno stipendio regge. Resta elegante sulla carta e scomodo da eseguire nella vita reale.
- Drawdown dall'ATH: l'unica che vince davvero — ma di un soffio, e solo se hai la freddezza di caricare nel panico.
La conclusione operativa è scomoda e liberatoria insieme. Quello che ha generato il 12,8% annuo sul MSCI World e oltre il 18% sul Nasdaq non è stata nessuna regola di ingresso. È stato restare investiti — mese dopo mese, attraverso il 2008, il 2020, il 2022 — senza interrompere e senza fare i furbi.
Il PAC classico non vince perché sia matematicamente imbattibile. Vince perché è l'unico metodo che non ti chiede di indovinare niente mentre i mercati ti spaventano. E in finanza, la strategia che riesci davvero a portare a termine batte quasi sempre quella teoricamente perfetta che abbandoni a metà.
Il limite, alla fine, non è trovare la regola giusta. È eseguirla quando fa paura. Ed è esattamente lì che si gioca la differenza tra chi ottiene il rendimento del mercato e chi resta indietro.
E adesso?
Se la vera leva non è ottimizzare quando versare ma riuscire a non smettere mai di farlo, il lavoro serio non è sul foglio di calcolo: è sul metodo che ti tiene disciplinato quando l'istinto rema contro.
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