Comportamento12 giugno 2026⏱ 12 min

    Il peggior investitore del mondo: ha comprato solo sui massimi per 22 anni. Ecco quanto ha guadagnato (sì, guadagnato)

    Ho simulato sui dati reali dell'S&P 500 l'investitore più sfortunato che possa esistere: investe tutti i risparmi sempre nel momento esatto in cui il mercato tocca il picco, un attimo prima di ogni crollo, dal 2007 al 2025. Il risultato vi sorprenderà — ma non quanto il confronto con il suo gemello, che ha fatto un solo errore in più.

    Market timingPACFinanza comportamentale
    Simulazione su 22 anni di S&P 500: investire sui massimi vs PAC vs vendere nel panico

    Quattro risparmiatori, stessa storia, quattro destini

    Immaginate quattro amici. Stesso stipendio, stessa disciplina di risparmio: 200 € messi da parte ogni mese, per 22 anni e mezzo, da fine 2003 a oggi. Stesso strumento quando investono: un ETF sull'S&P 500 in euro. Totale risparmiato da ciascuno: 54.000 €.

    La sola cosa che li distingue è quando comprano (e se vendono). Ho ricostruito le loro storie sui prezzi giornalieri reali — crisi del 2008, Covid, 2022 e correzione 2025 compresi.

    Gianni Sfortuna è il protagonista. Tiene i risparmi sul conto e investe tutto il malloppo accumulato solo quando «si sente sicuro» — cioè quando il mercato è euforico e ai massimi. Il suo tempismo è soprannaturale al contrario: ha investito esattamente nei sette picchi che hanno preceduto ogni grande crollo degli ultimi vent'anni. Il 19 giugno 2007, un attimo prima del −51% della crisi finanziaria. Il 19 febbraio 2020, il giorno esatto del massimo pre-Covid. Il 30 dicembre 2021, sulla soglia dell'orso 2022. E così via, sette volte su sette, sempre sul picco perfetto. Però ha una virtù: non vende mai. Incassa i crolli e tiene tutto.

    Mario Perfetto è il suo opposto impossibile: investe il malloppo solo sui minimi esatti — il 9 marzo 2009, il 23 marzo 2020, i fondi precisi di ogni crollo. Un'abilità che nessun essere umano ha mai avuto, ma serve come termine di paragone: è il massimo teorico del market timing.

    Paola PAC non guarda mai il mercato. Investe i suoi 200 € il primo giorno di ogni mese, qualunque cosa succeda. Zero analisi, zero tempismo, zero abilità. La strategia più noiosa del mondo.

    Piero Panico, infine, è l'investitore più realistico dei quattro. Compra negli stessi identici giorni di Gianni — sui picchi, quando l'euforia lo convince a entrare. Ma a differenza di Gianni, quando il crollo arriva e il dolore diventa insopportabile, vende tutto sul fondo «per salvare il salvabile». Poi riaccumula, si convince di nuovo al picco successivo, e ricompra. Sette volte.

    I risultati (tenetevi forte)

    Mario Perfetto14,3%

    Compra sui minimi esatti

    Versati: 54.000 €341.792 €
    Paola PAC13,5%

    200 € al mese, sempre

    Versati: 54.000 €309.104 €
    Gianni Sfortuna10,1%

    Compra solo sui picchi, non vende mai

    Versati: 54.000 €191.547 €
    Piero Panico−9,6%

    Compra sui picchi, vende sui ribassi

    Versati: 54.000 €21.383 €

    Dati: ETF S&P 500 in EUR, serie giornaliera reale ripulita, dic-2003 / mag-2026. Risparmio 200 €/mese per tutti; liquidità in attesa non remunerata. Date di acquisto/vendita: i picchi e i fondi effettivi dei 7 ribassi superiori al 15% del periodo.

    Leggete due volte la riga di Gianni. L'uomo con il tempismo peggiore concepibile — sette investimenti, sette picchi pre-crollo, nemmeno uno azzeccato — ha più che triplicato i suoi soldi: 54.000 € diventati 191.547 €, il 10,1% annuo. Il peggior investitore del mondo è un investitore di successo.

    E ora guardate Piero. Ha comprato negli stessi identici giorni di Gianni. Stessa sfortuna, stessi picchi, stessi prezzi d'ingresso. Ha fatto una sola cosa in più: ha venduto durante i crolli. Risultato: dei suoi 54.000 € ne restano 21.383. Ha perso il 60% di una vita di risparmi, con un rendimento annuo del −9,6%, in un periodo in cui il mercato decuplicava.

    Le tre lezioni (in ordine di importanza)

    1. Non è il quando compri che ti rovina. È vendere.

    La distanza tra Gianni e Piero — stessi acquisti, destini opposti — è la fotografia più nitida che conosca di dove si vince e si perde davvero. Il tempismo d'ingresso peggiore della storia costa caro (Gianni rende 3,5 punti l'anno meno di Paola), ma non ti rovina: il mercato, dopo un periodo di tempo, recupera ogni picco e ti porta comunque in alto. La vendita nel panico, invece, trasforma le perdite temporanee in perdite definitive, e ti fa pure rientrare più in alto la volta dopo. L'unico dei quattro ad aver perso denaro è l'unico che ha venduto.

    Vale la pena dirlo senza giri di parole: il rischio numero uno del tuo portafoglio non è il prossimo crollo. Sei tu durante il prossimo crollo.

    2. Il tempismo perfetto vale sorprendentemente poco

    Mario Perfetto ha un'abilità che non esiste: ha indovinato il giorno esatto del minimo, sette volte su sette, per vent'anni. Quanto gli ha fruttato questa onnipotenza rispetto a Paola, che non ha mai nemmeno guardato un grafico? Il 10% in più. 341.792 € contro 309.104.

    Rifletteteci: la differenza tra il market timing perfetto e nessun market timing è un decimo del risultato. La differenza tra nessun market timing e il panico è il 93% del risultato (309.104 contro 21.383). L'asimmetria è totale: indovinare il momento giusto può darti poco, sbagliare la tenuta emotiva può toglierti quasi tutto. Eppure l'industria dell'informazione finanziaria dedica il 99% del tempo alla prima domanda e quasi zero alla seconda.

    3. La noia batte il talento

    Paola, con la strategia più stupida del mondo — stessa cifra, stesso giorno, ogni mese, per 22 anni — ha catturato il 90% del risultato del timer perfetto e ha quasi raddoppiato il risultato dello sfortunato Gianni. Senza saper nulla, senza decidere mai nulla. Il PAC non vince perché sia geniale: vince perché compra anche nei mesi in cui Gianni aspettava «il momento sicuro» e Piero leccava le ferite. Compra sui picchi, sul fondo, e soprattutto in tutti i mesi — che sono la stragrande maggioranza, e dove il rendimento si costruisce davvero.

    E c'è un dettaglio psicologico decisivo: la strategia di Paola è l'unica delle quattro replicabile da un essere umano. Quella di Mario richiede preveggenza. Quella di Gianni richiede una calma sovrumana dopo sette mazzate. Quella di Piero, purtroppo, non richiede niente: è quella che viene naturale. Il PAC automatizzato è l'unico modo per essere Paola senza doverci nemmeno provare.

    «Sì, ma io non venderei mai sul fondo»

    È quello che dicono tutti, ai massimi. I dati sui flussi dei fondi raccontano un'altra storia: i riscatti si concentrano sistematicamente nei mesi di crollo, e i nuovi ingressi nei mesi di euforia. Piero non è una caricatura: è la media statistica. E il motivo è che nessuno decide a freddo di vendere sul fondo — lo si decide dopo mesi di rosso, di titoli catastrofici, di portafoglio che si scioglie, quando «metto in sicurezza quel che resta» sembra l'unica scelta adulta. L'abbiamo visto in dettaglio nella nostra guida alla finanza comportamentale: l'avversione alle perdite non si combatte con i buoni propositi, si aggira con l'architettura — automazione, piano scritto, e un'allocazione che non ti faccia mai arrivare al punto di rottura.

    La storia di questi quattro amici, alla fine, dice una cosa sola: sui mercati non si viene premiati per l'intelligenza di indovinare l'ingresso, ma per la permanenza. Potete permettervi di essere sfortunati come Gianni. Non potete permettervi di essere umani come Piero — senza un sistema che vi protegga da voi stessi.

    E adesso?

    Se vi siete riconosciuti più in Piero che in Paola — ed è la cosa più normale del mondo — il punto non è promettervi che la prossima volta sarete più freddi. È costruire un sistema in cui la vostra freddezza non sia mai necessaria.