Strategia & Pianificazione · 10 min
Ho testato "comprare nei crolli" su 8 asset diversi: la regola funziona, ma c'è un paradosso
Azioni, oro, materie prime, obbligazioni: ho applicato la regola che carica i versamenti durante i ribassi a otto classi di investimento, su oltre 150 anni-strumento di dati reali. Funziona quasi ovunque — ma rende di più proprio dove l'asset rende di meno. Ecco perché è una trappola travestita da opportunità.

Da dove partiamo
Nei due casi studio precedenti — su MSCI World e Nasdaq 100 — avevo testato vari modi di "ottimizzare" un piano di accumulo e trovato una sola regola capace di battere il semplice versamento costante anche a parità di capitale investito: caricare i versamenti in base a quanto il prezzo è lontano dal suo massimo storico (il drawdown dall'ATH, all-time high). Una regola che resta attiva per tutta la durata di un mercato orso, invece di reagire al singolo strappo mensile.
Ma due asset azionari non bastano per dire se quella regola funziona davvero o se era fortuna. Così l'ho applicata a otto classi di investimento diverse, tutte su serie storiche reali ripulite: quattro azionarie (MSCI World, All-World, S&P 500, Nasdaq 100), due reali (oro e un paniere di materie prime), e due obbligazionarie (governativo euro 7-10 anni e inflation-linked).
Il risultato è il più interessante di tutta l'indagine, e contiene un paradosso che vale la pena capire prima di mettere un euro in qualsiasi "strategia furba".
La regola funziona quasi ovunque — ma in misura molto diversa
Ecco il confronto, su tutti e otto gli asset. Tutto a parità di capitale investito: la regola del drawdown non aggiunge soldi, li ridistribuisce (versa meno vicino ai massimi, di più nei cali profondi), così il totale versato resta identico a quello del PAC classico. La colonna che conta è di quanto migliora il rendimento annuo (IRR) rispetto al versamento costante.
| Asset | Rendimento PAC (IRR) | Vantaggio regola drawdown | Max drawdown storico |
|---|---|---|---|
| Materie prime (CMOD) | 4,56% | +0,66 pp | −60% |
| S&P 500 (CSSPX) | 13,16% | +0,55 pp | −49% |
| Nasdaq 100 | 18,15% | +0,50 pp | −44% |
| Oro (SGLN) | 11,32% | +0,24 pp | −36% |
| All-World (VWCE) | 12,21% | +0,15 pp | −43% |
| MSCI World (SWDA) | 12,76% | +0,04 pp | −22% |
| Governativo 7-10a (IBGM) | 0,91% | +0,04 pp | −23% |
| Inflation-linked (IBCI) | 1,68% | +0,01 pp | −12% |
Serie EUR ripulite, orizzonti da 17 a 22 anni per asset. Versamento base 200 €/mese. Regola drawdown: si versa di più man mano che il prezzo si allontana dal massimo storico (1,5× a −10%, 2× a −20%, 3× a −30%), con i pesi riscalati per mantenere il capitale totale identico al PAC classico.
Due cose saltano all'occhio. La prima: il vantaggio è sempre positivo, su tutti e otto gli asset. La seconda, più importante: la sua entità non è casuale. Più un asset crolla in profondità, più la regola rende. La correlazione tra il drawdown massimo storico e l'efficacia della regola è 0,91 — quasi perfetta.
Questo conferma il meccanismo che avevo ipotizzato: la regola del drawdown non prevede i crolli, li monetizza. Funziona perché compra più quote quando il prezzo è depresso e ne compra di meno quando è caro — e tanto più questo aiuta quanto più profondi e duraturi sono i ribassi. Su un asset che non crolla quasi mai (l'inflation-linked, −12% nel caso peggiore), non c'è quasi niente da monetizzare: +0,01 pp, cioè nulla.
Il caso che spiega tutto: le materie prime
L'asset dove la regola rende di più è anche il più istruttivo, e merita di essere guardato da vicino. Le materie prime.
Il paniere di commodity ha avuto, in 20 anni, il massimo drawdown più profondo di tutti: −60%. E ha passato la quasi totalità del tempo lontano dai suoi massimi: il 97% dei mesi sotto il picco precedente, con un drawdown medio del −34%. In pratica, le materie prime hanno toccato un nuovo massimo storico solo 8 volte in 245 mesi. Per il resto, sono sempre state in un buco più o meno profondo.
Per una regola che "compra quando sei lontano dal massimo", questo è il paradiso: c'è sempre un ribasso da sfruttare. Ed ecco perché il drawdown segna qui il suo record, +0,66 punti percentuali.
Ma adesso guarda l'altra colonna, quella che di solito si ignora: il rendimento del PAC classico sulle materie prime è 4,56% annuo. In oltre vent'anni, il prezzo del paniere è cresciuto solo del +48% totale. Le materie prime, come molti studi documentano da tempo, non sono un buon strumento di accumulo di lungo periodo: non generano utili, non distribuiscono cedole, e nel lungo termine tendono a inseguire l'inflazione senza superarla di molto.
Il paradosso, in una frase
Mettendo in fila tutti gli asset, emerge una regolarità scomoda:
Sull'azionario globale diversificato — il MSCI World, esattamente il mattone su cui la maggior parte degli investitori storicamente costruisce l'accumulo — la regola del drawdown aggiunge +0,04 pp, cioè niente. Perché? Perché un indice azionario mondiale crolla raramente in modo profondo (−22% nel peggiore dei casi del periodo) e recupera in fretta: passa poco tempo lontano dai massimi, quindi offre poche occasioni da monetizzare.
Sulle materie prime, che crollano di continuo, la regola fa molto di più — ma su un rendimento di base così basso da rendere l'intero esercizio inutile.
Detto altrimenti: nel posto dove storicamente ha senso investire, ottimizzare l'ingresso non serve quasi a niente. E dove ottimizzare l'ingresso serve, l'asset sottostante non rende abbastanza da giustificare l'investimento. Le due cose si annullano a vicenda, ed è esattamente questo che rende il "comprare i ribassi" molto meno utile di quanto sembri.
E le obbligazioni?
Vale la pena guardare anche il fondo della tabella, perché completa il quadro. Sui due asset obbligazionari — governativo euro e inflation-linked — la regola del drawdown è praticamente inerte: +0,04 e +0,01 pp. Le obbligazioni di alta qualità hanno drawdown contenuti (−23% e −12% nei casi peggiori, perlopiù la fase di rialzo dei tassi del 2022) e recuperi lenti ma regolari. Non offrono i crolli violenti su cui la regola lavora.
C'è una lezione anche qui, ma diversa: sui bond il punto non è come accumulare, è se e quanto tenerne in portafoglio per ridurre la volatilità complessiva. La regola di ingresso, su questi strumenti, è una domanda mal posta.
Cosa portare a casa
Tre conclusioni, dalla più tecnica alla più pratica.
- La regola del drawdown dall'ATH è reale e robusta: batte il versamento costante a parità di capitale su tutti gli otto asset testati, e lo fa in modo proporzionale alla profondità dei crolli (correlazione 0,91). Non è un'illusione statistica.
- Ma il suo beneficio è piccolo dove conta e grande dove non conta. Sull'azionario globale — l'asset su cui storicamente si costruisce l'accumulo — vale frazioni di punto. Sulle materie prime vale di più, ma su un rendimento che non giustifica l'investimento. È un paradosso strutturale, non un caso.
- E soprattutto, anche dove il vantaggio è massimo, resta una regola difficilissima da eseguire: ti chiede di triplicare i versamenti quando il tuo asset è a −40% e tutti scappano. Una strategia che rende mezzo punto in più se la rispetti, ma che la maggior parte delle persone abbandona proprio nel momento di massimo panico, nella pratica rende meno della semplice costanza.
Il filo che lega tutti e tre i casi studio è sempre lo stesso, e a questo punto è dimostrato da quasi quaranta anni-strumento di dati: la leva decisiva non è quale regola di ingresso si applica, ma se si riesce a restare investiti con metodo mentre i mercati spaventano. Tutto il resto sono frazioni di punto in cambio di una disciplina che, quando serve davvero, quasi nessuno riesce a mantenere.
E adesso?
Se la vera difficoltà non è ottimizzare i versamenti ma non interromperli mai, il lavoro serio è su un metodo che ti tenga disciplinato quando l'istinto rema contro — soprattutto sugli asset che crollano di più.
Oppure leggi l'indagine originaria su MSCI World e Nasdaq 100, da cui questa serie è partita.